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economia
Lavoro, cosa serve per ripartire (ma davvero)
 Scritto da USR CISL Toscana  il 07.09.18  in USR Toscana >> Economia

cerza s3AIl segretario generale della Cisl Toscana, Riccardo Cerza, su La Nazione di oggi indica la strada perché la Toscana sia in grado di agganciare la ripresa. Servono scelte e gioco di squadra.

Settembre, per l’economia, è tempo di bilanci. Tempo per guardare avanti e domandarsi cosa ci attende.
Per la Toscana il futuro dipende moltodal quadro nazionale e internazionale; perché quello che è uno dei nostri punti di forza, l’export, può diventare anche, nostro malgrado, un punto di debolezza. Lo esemplifica bene il servizio della Nazione del 4 settembre sul distretto del mobile di Ponsacco, in difficoltà a causa della rinnovata debolezza del rublo. E lo spettro di una guerra globale dei dazi accresce, per tutti, questi rischi.
Ma il nostro futuro dipende anche da noi perché, anche senza conoscere il meteo, affrontare il mare aperto con un incrociatore è più sicuro che con un pattino.
Se non riusciamo a rilanciare lo sviluppo, con scelte e politiche adeguate, perderemo un treno che non ripasserà; e vista la crescita in atto nelle nazioni leader d’Europa e nelle stesse regioni più forti d’Italia, vedremo crescere il divario e finiremo nelle ‘periferie’ economiche.
E’ vero, la Toscana ha ripreso a crescere, ma lo fa in modo debole, disomogeneo (il centro è forte, la costa e l’interno molto meno) e con un’occupazione più debole. E un’occupazione precaria, poco qualificata, mal retribuita non migliora la produttività (vero tallone d’Achille dell’Italia) e non rilancia i consumi e il mercato interno, checi consentirebbe di stare a galla anche quando i mercati esteri non gonfiano le nostre vele.
La crescita esponenziale dei contratti a termine e in somministrazione a scapito del tempo indeterminato e il fatto che nelle nostre aziende si assumano meno laureati della media italiana, che è già tra le più basse d’Europa, riducono anziché aumentare la capacità di innovare prodotti e processi produttivi, fondamentali nella competizione internazionale.
Per invertire questa tendenzaservono capitali e lavoro, servono le infrastrutture essenziali di cui si parla da anni, serve una politica definitiva sui rifiuti e sulle concessioni (gas, acqua, ecc.), serve abbassare il costo dell’energia per le aziende energivore, serve saper scegliere gli investitori, sbarrando la strada alle multinazionali-pirata, chespolpano e poi abbandonando il territorio (Bekaert oggi, Eaton, TRW e altre in passato) e attraendo quelle che vogliono davvero investire sulla Toscana.
La ricetta da seguire per riuscirci è quello di Piombino. Anche per le acciaierie non sono mancati gli incidenti di percorso, ma grazie alla responsabilità, al coraggio e alla coerenza di tutti i soggetti coinvolti (istituzioni, parti sociali, cittadini e lavoratori) siamo riusciti, remando tutti insieme, a centrare l’obiettivo.

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Settembre 2018 11:11
 
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